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GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI: UNA CRONICA EMERGENZA NAZIONALE

Fabrizio Fabbri, Responsabile Politiche Ambientali dei Verdi Marzo 2004

INTRODUZIONE

La produzione dei rifiuti domestici pone problemi di gestione da oltre 30 anni allorquando molte discariche iniziarono ad essere stracolme. Negli anni '70 si iniziò a delineare la necessità di rivedere il concetto di gestione dei rifiuti solidi urbani (RSU) in un'ottica di riduzione della quantità complessiva prodotta giornalmente per singolo cittadino e si iniziò a parlare di raccolta differenziata, di riciclaggio e persino di divieto dell'uso di alcuni materiali più difficili. E' di quegli anni, infatti, l'emanazione della legge che imponeva una tassa sui sacchetti di plastica per disincentivarne l'uso. Da allora ad oggi sono state attuate diverse politiche per cercare di affrontare il problema ma quasi sempre si sono incentrate sulla scelta di soluzioni tecnologiche per la gestione finale dei rifiuti che rispondessero innanzi tutto a necessità economiche immediate.

Nella valutazione economica delle modalità di gestione degli RSU non sono mai stati inseriti i costi sociali complessivi, le cosiddette esternalizzazioni passive, rappresentate, ad esempio, dall'impegno economico pubblico per la decontaminazione ambientale o i costi per la cura di malattie indotte all'esposizione degli inquinanti rilasciati nel percolato delle discariche o nei fumi degli inceneritori. Né sono stati applicati quei concetti generali che permettessero di gestire i rifiuti in un'ottica di massima riduzione a monte ed alla produzione composizioni merceologiche tali da ottimizzarne il riutilizzo o il riciclaggio. Per poter attuare una strategia efficiente di vera gestione degli scarti domestici non si può prescindere dalla comprensione del fenomeno in termini non solo quantitativi ma anche qualitativi. Non si può, infatti, pianificare una politica di riduzione, di raccolta differenziata, di riciclaggio e di scelta ragionata delle migliori forme di smaltimento se non si esaminano le diverse componenti merceologiche che compongono gli RSU.

E' singolare che nonostante le dichiarazioni d'intenti, le leggi e le campagne di educazione del pubblico, la gestione dei rifiuti sia ancora, e sempre, in uno stato di emergenza e sia ancora al centro di forti scontri sociali sul territorio.

1. DA COSA SONO COSTITUITI I RIFIUTI URBANI?

Il primo dato da acquisire per poter comprendere la natura e la corretta entità del problema, nonché la potenzialità, il significato e l'importanza delle politiche di riduzione, raccolta differenziata e riciclaggio, è la composizione dei rifiuti. Nonostante la composizione percentuale delle diverse componenti degli RSU vari da regione a regione, si possono fare delle stime che con buona approssimazione si avvicinano al tutte le realtà urbane.

Come si vede dalla figura 1, la materia organica, costituita prevalentemente dagli scarti alimentari, rappresenta circa 1/3 in peso della spazzatura casalinga (va segnalato che in alcune città si supera il 40%) , seguita da carta e cartone, legno e stracci, plastica, vetro, metalli. Circa l'1% in peso e rappresentato da rifiuti pericolosi, derivanti dalla presenza di medicinali, batterie e prodotti chimici come solventi, detergenti, vernici, composti per il giardinaggio ed altri prodotti chimici di uso casalingo. La presenza di questa componente presenta non pochi problemi di gestione dal momento che la loro tossicità si può trasferire in comparti ambientali, come aria ed acqua, che possono rappresentare la via, diretta o indiretta, della loro assunzione da parte dell'uomo. La loro raccolta differenziata, quindi, ha poco a che vedere con la possibilità del loro riciclaggio ma è mirata ad evitare che il loro non corretto trattamento posa portare a danni sanitari. Come si deduce dai dati esposti, quindi, i rifiuti casalinghi sono largamente rappresentati dagli scarti alimentari e dagli imballaggi che li contengono ed a cui vanno aggiunte le confezioni di prodotti non alimentari.

Esiste in realtà anche una frazione di piccole dimensioni che non è riconducibile a alcuna categoria merceologica particolare e che rappresenta il sottovaglio. Appartengono agli RSU anche parte dei cosiddetti “ingombranti” come materassi, lavatrici, frigoriferi, reti, armadi etc. che però vengono prodotti più raramente nel corso di un anno e che meritano un discorso a parte di cui non ci occuperemo qui per brevità e per focalizzare l'attenzione sulla frazione più consistente di RSU.

Fig.1 – Composizione percentuale in peso delle diverse frazioni merceologiche degli RSU 2.

QUANTI RIFIUTI SI PRODUCONO?

Nonostante l'evidente necessità di ridurre la quantità complessiva di prodotti che finiscono in breve tempo ad alimentare la produzione di RSU, nel corso degli anni la loro quantità è aumentata progressivamente. Come si vede dalla figura 2, la produzione giornaliera di rifiuti è continuata a crescere anche dopo che il problema si era già posto con gravità in molte città italiane e nonostante il tanto parlare di raccolta differenziata e di riciclaggio.

La produzione individuale giornaliera dei rifiuti è oggi stimata in poco meno di 1,4 kg , che corrispondono a circa mezza tonnellata annua (Fig.3).

Dal momento che la frazione organica proveniente dagli scarti alimentari non si presta a fluttuazioni apprezzabili nel corso degli anni, è importante considerare il dato relativo alla produzione degli imballaggi totali e quello disaggregato per diverso materiale, come riportato nelle figura 4 e 5.

Come si può vedere, il legno ha subito un andamento non lineare nell'arco degli anni, ma la sua produzione è generalmente diminuita, mentre alluminio e poliaccoppiati (ad esempio il tetrapack in cui sono contenuti succhi di frutta o latte), sono rimasti sostanzialmente invariati e rappresentano una frazione in peso poco importante rispetto ad altri materiali. L'uso di vetro, carta e plastiche è invece generalmente aumentato nel tempo, con incrementi consistenti per la carta e le plastiche. Riguardo a quest'ultime, è importante considerare che, a parità di peso, possono occupare molto più volume rispetto ad altri materiali, data la loro leggerezza.

3. QUANTI IMBALLAGGI VENGONO RACCOLTI IN MANIERA DIFFERENZIATA?

L'esplosione del problema della gestione degli RSU ha portato alla costituzione dei consorzi di riciclaggio per ciascuna filiera merceologica finanziati con una parte di fondi che i produttori dei diversi imballaggi avevano l'obbligo di conferire loro. Il compito di questi consorzi era quello di avviare campagne di sensibilizzazione degli utenti circa la possibilità di ridurre i rifiuti da smaltire grazie alla raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio dei materiali che finivano tra i rifiuti. Il concetto di riciclaggio fa riferimento alla possibilità di reimmettere parte o tutto il materiale presente nei rifiuti nei circuiti produttivi dei beni che li hanno originati. Nella figura 6 si vede come l'attività di raccolta differenziata degli imballaggi è aumentata per tutti i materiali, nonostante esistano tuttora notevoli differenze geografiche in questa pratica che è ben avviata al Nord mentre e meno attuata al centro e soprattutto al Sud e nelle isole.

Questo dato sulla raccolta differenziata potrebbe portare a pensare che, parallelamente, anche il riciclaggio abbia seguito un andamento simile, ma così non è. Per poter comprendere a fondo la distinzione della raccolta differenziata e del riciclaggio, è necessario prendere in esame le reali potenzialità ed i costi del riciclaggio della materia per le diverse frazioni merceologiche. Per ciò che riguarda la carta, la percentuale di riciclaggio è molto elevata, fino all'80% di quella raccolta in maniera differenziata soprattutto se ben selezionata a monte. L'Italia continua ad essere deficitaria in termini di produzione di carta riciclata ed è ancora consistente l'importazione della carta da macero dall'estero che supera le 600 mila tonnellate/anno.

Ciò significa che la raccolta differenziata serve e può essere ulteriormente estesa. Il vetro presenta il grande vantaggio di poter essere riutilizzato tal quale senza necessità di essere pretrattato, se usato nelle confezioni con ritorno cauzionale, come le bottiglie riconsegnate ai produttori. Questa è la forma più economica di riciclaggio in quanto consente di risparmiare molta energia che negli altri materiali viene impiegata per omogeneizzare il materiale da riciclare. Ma anche il vetro rottamato presenta elevate percentuali di riciclaggio che superano il 70% di quello raccolto in maniera separata. I contenitori in alluminio, pur non rappresentando una frazione importante in termini di peso percentuale, si prestano anch'essi ad un riciclaggio considerevole, mentre i poliaccoppiati, data la presenza contemporanea di diversi materiali, come carta e plastica o alluminio, presenta problemi consistenti che riguarda proprio la necessità di separare le diverse frazioni prima di poterle avviare ad il riciclaggio. Per ciò che concerne le plastiche, va considerato come non si tratti in realtà di una frazione merceologica omogenea, dal momento che gli imballaggi sono costruiti con materiali chimicamente diversi tra loro come il polietilene (PE), il polipropilene (PP), il polietilentereftalato (PET), il cloruro di polivinile (PVC), il polistirene (PS), i policarbonati (PC) per citare quelli che più comunemente entrano nella composizione della frazione plastica degli RSU. Anche all'interno delle singole tipologie di plastica possono esistere ulteriori differenze che riguardano, ad esempio l'elasticità del prodotto, la sua colorazione o la trasparenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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